Ogni divinità si presenterà ad un appartenente di una certa razza con i tratti specifici di quella razza.
Legale buono
Kayla, detta la “guerriera dell’aurora”; viene solitamente rappresentata come una bellissima e prosperosa guerriera. Indossa un’armatura completa e non si separa mai dalle sue armi, soprattutto dalla spada di luce che brandisce nelle visioni di coloro che son degni di onorarla. È colei che incarna lo spirito della giustizia, che vendica i torti subiti dagli innocenti e che combatte strenuamente il male ed ogni forma di aberrazione. È la divinità a cui fanno riferimenti tutti i paladini, molti chierici, monaci e chiunque nel profondo senta avversione per ogni sorta di malvagità. Viene accompagnata da un lupo bianco, che è anche l’animale che lo rappresenta.
Legale neutrale
Hen, detto “il viandante”; coloro che dicono di averlo scorto in spoglie mortali lo descrivono come un vecchio che cammina appoggiandosi al suo bastone, dai lunghi capelli bianchi e scomposti. Cio’ che spicca della sua persona è lo sguardo vigile e indagatore. È il figlio maggiore di Liyr ed essendo molto piu’ anziano dei fratelli minori, si pone su un piano di neutralità non facendosi influenzare dal fanatismo sia nel bene che nel male. Segue la sua via e di volta in volta decide chi, secondo lui, meriti aiuto o morte. È una delle divinità a cui fanno riferimento giudici, la maggior parte dei monaci, e coloro che per temperamento non decidono mai affrettatamente ma danno spazio al ragionamento prima di agire. Viene accompagnato da un aquila.
Legale malvagio
Margos, detto “il sagace”; si dice che appaia come un giovane tanto bello quanto infido, vestito lussuosamente e sempre ordinato, con raffinati pugnali alla cintura e sguardo altezzoso verso chi lo circonda. È rispettoso delle tradizioni e del Suo codice morale, ma è possibile che venga meno alla parola data quando questa puo’ intralciare i suoi piani ed obbiettivi. Si votano a lui monaci, diversi avventurieri ma anche vecchi chierici che rispettano solo le tradizioni che possono tornar loro utili.
Viene accompagnato da un avvoltoio.
Neutrale buono
Farquar, detto “il Pio”; molti mendicanti giurano di averlo visto camminare nei quartieri piu’ malfamati di varie città elargendo conforto e aiuto ai piu’ bisognosi. Appare in povere vesti ed ha carattere mite. Aiuta chi ne ha bisogno senza che questa azione nasconda un secondo fine, non è pianificatore ne vendicativo ma è guidato solo da genuina bontà. E’ la divinità di coloro che fanno del bene non per odio verso il male. Viene accompagnato da un vecchio cane randagio.
Neutrale puro
Fearghal, detto ”l’eremita”; a differenza di altre divinità non appare fra i mortali, ma si dice che appaia, se pur raramente, in sogno ai suoi adepti sotto forma di un’enorme quercia. È il dio di coloro che vedono negli estremismi del bene e del male un pericolo, e decidono quindi di votarsi alla neutralità, come rifugiarsi negli studi o diventare eremiti o, semplicemente, astenendosi dalle diatribe politiche, sociali ecc. L’unico principio che difenderanno sarà sempre e solo la neutralità. Abbracciano questa fede i druidi, gli studiosi e tutti coloro che per indole non amano schierarsi.
Quando appare si presenta con un orso accoccolato ai suoi piedi.
Neutrale malvagio
Keegan, detto “il senza volto”. L’appellativo rappresenta la sua intera esistenza, senza ideali, dignità o rimorsi per dolori causati. È difficile descrivere le sue spoglie mortali, le descrizioni son sempre contrastanti, ciò fa credere che appaia ogni volta con aspetto diverso; ma sempre esile, di bassa statura e col volto nascosto da un cappuccio. Il “senza volto” non si illude di avere ideali, al contrario del “Sagace”. Lo adorano ladri, assassini e tutti coloro che non hanno rimorsi nel fare del male a qualcuno per ottenere ciò che vogliono. Vedere una enorme tarantola nera puo’ indicare la sua presenza nei paraggi e comunque è considerata da chiunque un segno nefasto.
Caotico buono
Liyr, detto “Il Creatore”. È la divinità indiscussa e protettrice delle genti della rocca, colui che col suo fulmine indicò agli esuli dove erigere la città. Le sue apparizioni sono rare ma i racconti lo descrivono come un vecchio ed enorme guerriero dai lunghi e incolti capelli e barba. Usa ammantarsi con una enorme pelliccia grigia sotto alla quale indossa modeste vesti di cuoio. A tracolla porta la sua lancia di fulmini e in vita la sua spada. Egli rappresenta la giustizia e il bene, combatte tutto cio’ che è malvagio e considera le regole una cosa da mortali in quanto lui sa come e a chi elargire la sua giustizia. In lui crede la grande maggioranza degli abitanti della Rocca ed essendo il padre di tutti gli Dei, tutti lo rispettano anche non abbracciando la sua fede.
Naturalmente l’animali in groppa al quale si presenta è il fiero stallone nero che Agon vide ai tempi della fondazione della Rocca.
Caotico neutrale
Lìadan, detta “l’errante”. Viene vista in giro per le campagne sotto forma di una giovane e spensierata ragazza, armata di cetra, liuto e flauto, non si interessa a nessuno, ne par mai avere tempo di ascoltare le ragioni dei passanti. Aborra le tradizioni e tutto ciò che puo’ vincolarla in qualche maniera. È amante della bellezza e tanto affascinante quanto crudele con chi cerca di limitare la sua libertà. Affascina col canto chi l’ascolta e chiunque tenti di interrompere le sue esibizioni rischia di assistere al suo mutamento in orribile creatura che cercherà di eliminare la fonte del suo disturbo. A lei fanno riferimento i bardi, alcuni artisti, molti spiriti liberi e gli amanti delle cose belle, a prescindere da quale sia la loro natura.
L’animale che l’accompagna è una sinuosa pantera.
Caotico malvagio
Dithis, detta “l’oscura seduttrice”. È il male assoluto, si presenta sotto forma di bellissima dama elegantemente vestita . Odia tutto ciò che è bello e che rappresenti l’ordine, agisce sia affascinando le persone per insinuare in loro il seme del male, sia piu’ materialmente dispensando epidemie e morte. Ella è soggetta a una maledizione che il Padre le scagliò contro prima ancora della creazione delle razze; la Dea deve infatti nutrirsi di anime mortali per mantenere la sua bellezza e il suo vigore maligno. Quando non adempie a questo bisogno i suoi tratti invecchiano e, non potendo morire essendo Dea, e se la carenza di anime si facesse grande, potrebbe giungere sino allo stato alla decomposizione fisica senza mai morire. I pochi che son sopravvissuti al suo incontro raccontano di un enorme cobra che la abbracciava e carezzava fra le sue spire.
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